. 3 - Paolo Navale: sul Surrazionale

Paolo Navale: sul Surrazionale.

Paolo Navale: il Surrazionale come spiritualità atea.


Non ho niente a che vedere con Gaston Bachelard ma merito al merito; come già ebbi modo di dire in più di una occasione, il limite accertato di Gaston Bachelard sta solo nel fatto di avere, a tratti dato una valenza di iper-razionale al termine di Surrazionale. Dal punto di vista di Bachelard il Dadaismo di cui è stato esponente era espressione di un’emotività-critica si, ma molto meno efficace, molto meno utile al mondo del razionalismo Duchampiano. Infatti superando l’arte solo emotiva, tutti hanno oggi imparato bene la differenza tra modus vivendi e modus operandi e capito perché questa distinzione sta alla base di tutta l’Arte contemporanea: quella concettuale intendo, (dunque non l’arte fine a se stessa). Arte che, è surrazionale perché esaltando lo spirito critico; non priva di pietas... supera in spirito ragione e logica pensante ma senza mai rinnegarle. Spero si veda che qui c’è insito un concetto di spiritualità  atea. Il non-io; la fede nel se più vasto. Il Surrazionale come tempo interiore. Del modus operandi infatti, che sarebbe il dogma così come lo indica una qualunque chiesa, non se ne fa niente più proprio nessuno superato come è, e molto in fretta, persino dagli studenti di prima liceo, se vivi! Dai dilettanti no, purtroppo... e qualche volta nemmeno dai professori emeriti che in vena di fare i preti di un qualche seminariato d’artisti, amano talmente tanto l’accademia, (di cui vorrebbero una replica tutta loro), che qualche volta da loro viene solo reticenza... al nuovo che, per paura sia vivente bisogna sempre secondo loro, subito fermarlo, definirlo il nuovo, prima che faccia danni al loro conformismo mediocre. Succede sempre cosi. Anche con Picasso già nel 1907, era così: gli accademici della Accademie de France videro nell’opera Les Demoiselles D’Avignon (Rua D’Avignon sede di un bordello a Barcellona ), delle prostitute del sud, non diverse da quelle Parigine, (forse solo un pò  "Africane") presso le quali quegli stessi accademici avevano contratto la sifilide... mentre decretavano quale doveva essere tra i pittori che in quel momento ancora dipingevano un verismo classicheggiante, l’arte che meglio poteva allora rappresentare la Grandeur de la France! Tutti morti, alcuni non di sifilide; solo Picasso è ancora vivo! E così che passano gli anni i conservatori... salvo cercare di uccidere il bambino in quelristrettissimo  recinto loro: l’io, e di questo recinto i suoi labilissimi sensi. Sì, l’egotismo, che  del paradosso (della non-dualità) sarebbe guarda un po’; proprio la morte in culla.

Paolo Navale© 1981. Inedito.  Estratto riportato nel 2011 in Lettere Scritte a Mano.


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Data pubblicazione 13/09/2011
Paolo Navale - (Concettualismo surrazionale) - Official site - Sito ufficiale

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