23 - Rita Bo: sul Surrazionale

Rita Bo: sul Surrazionale

Rita Bo domanda: Trattasi forse di una ricerca di appartenenza? Sempre legittima! D’altronde il Surrazionale è un invito accattivante. Richiama purtroppo tanti sprovveduti alle prime armi. Perché non farlo proprio? Sfruttare or ora l’occasione...
Paolo Navale risponde: ...ripeto tutti amici, ma un’artista surrazionale è solo colui che usa tutta la gamma di mezzi espressivi dell’arte contemporanea che esclude però ogni e qualsiasi riferimento alla pittura fine a se stessa. Mezzi che vanno dal disegno, al puro colore ridottissimo sì ma sempre minimalista passando anche per il video, la fotografia, la performance teatrale o la body-art, la land-art, il gesto critico, il testo scritto, il site-specific, l’archeologia industriale, tutto in relazione alle prerogative del territorio e dei valori locali resi universali. Non di meno, con coerenza, il messaggio finito e maturato a lungo è tale solo quando risulta valido... e per di più in perfetta linea con le avanguardie: c’è chi ha gli attributi! Altri ahimè... succhiano. Tutti però  possono scegliere la loro appartenenza ma non come se la fede nell’assoluto, attributo della propria interiorità, fosse invece un partito o la tifoseria di una squadra di calcio. L’ho già detto anche pubblicamente e due mesi fa al Carlton a Marzo in conferenza; non l’appartenenza al Surrazionale fine a stesso così come decretato da Bachelard che fu ispirato da Duchamp, (che lui si, leggeva Eraclito in mutande e nel gelo del mattino). Il connubio tra gli opposti non è Duchampiano... eppure Duchamp va molto ma molto più in là: non esiste il connubio tra arte e scienza ma l’arte è scienza (dunque l’arte è concettuale), e la scienza è arte, dunque... ( la scienza è trascendenza). Ovvero se si tratta di asserire l’equivalenza tra gli opposti spero si capisca ora che il gesto è trascendenza! Bisogna capire che il gesto e la performance sono si esattamente la stessa cosa, ma solo il gesto, è filosofia vera; ossia è concetto che deve trascendere qualcosa di più vasto del concetto stesso. Voglio dire che il Surrazionale è semmai solo quello di Paolo Navale. Per innamorarsi del Surrazionalequale effettivo contributo intellettuale (intellettivo), altri, un'altro movimento, potrebbe mai apportare? Alcuni si comportano come chi si è innamorato ma non è mai stato corrisposto? Che tristezza, ah! ah! ah! aaaaah!... Cosa danno di loro al mondo che il mondo già non abbia dato loro, senza usura e senza aver affatto bisogno di loro? Il Surrazionale e basta, così come ammirato prima in Paolo Navale poi solo dopo sempre da loro preso a prestito dallo stesso Bachelard col rischio incipiente solo di plagiarlo Bachelard, di usarlo e basta, di scimmiottarlo? Hanno valutato questo insano rischio? Senza apportare niente di nuovo? L’apporto nuovo loro, qual è? Il loro contributo spirituale, esistenziale quale è?  Usano il termine solo per vanagloria? Non credo! Mi dicono che per loro il rispetto per la spiritualità altrui ha moltissima importanza. Non sanno però ancora bene che il rispetto per se stessi quando manca si vede e come! Altro che amore per Bachelard! Il loro è godimento allo stato puro ma solo per se stessi non per Bachelard al quale non restituiscono niente; l’io, l’io... l’io... Chiedo loro; la spiritualità di tutti quelli che... quei cittadini del mondo che col termine si sono identificati facendone il proprio credo ascetico, mistico, contemplativo e di rinuncia all’apparire... lor signori, questo aspetto l’hanno forse preso in considerazione oppure, (meglio tardissimo che mai), conoscono ora soltanto Bachelard, pur continuando imperterriti ad ignorare tutte le implicazioni che il termine ha avuto e continua ad avere per migliaia di persone nel mondo? Grazie a Bachelard... e a Paolo Navale che in silenzio il termine ha saputo valorizzare molto più che Bachelard stesso e non per se stesso ma per tutti... e senza mai usurpare nessuno. Grazie, grazie, grazie...
R.B. Il Surrazionale senza ratio non restituuisce proprio nessun apporto? Nemmeno l’irrazionalità della ragione fine a se stessa?  
P.N. Gli artisti veri si preoccupano solo di fare qualcosa per il mondo non mai per se stessi; in questo sono determinanti e molto razionali. Tutti i grandi artisti sono semmai stati copiati ma non hanno mai usurpato nessuno, (non hanno bisogno di diventare famosi, tanto meno imitando le idee altrui), infatti, proprio come anni fa ci aveva detto, una volta  Kounellis  che; un uomo prudente nasconde il suo sapere mentre il cuore degli stolti strombazza la propria insipienza. Molto tempo dopo seppi che quela frase era della Bibbia. Questo è un grande uomo! e prima d’essere un grandissimo artista questa è la meditazione necessaria alla ricerca, alla ricerca silente dell’amore universale, quella di una vita intera. Facile calpestare chi vive nell’umiltà! Certo per ritegno dovuto alla cosa,(al processo di crescita che non è solo mio), non voglio scoprire alcune le mie carte, il riserbo, il riserbo, il riserbo, ma devo essere condannato dai mediocri per il mio lecito pudore? Per il mio neccessario silenzio? Loro interrogano e io dovrei rispondere? C’è obbligo di riferire? Ma a chi? Il tempo di cui ho bisogno? Lo decido io... se e come, scrivere o parlare, dove, quando e con chi!!! 

Olbia dialogo tra Rita Bo Maria Lucia Bo e Paolo Navale ©2000

 


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Data pubblicazione 13/09/2011
Paolo Navale - (Concettualismo surrazionale) - Official site - Sito ufficiale

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